Gentilezza e paure: cosa le lega?

Di | 23 agosto 2017

Alain Duluc, Manager Cegos, sostiene che le persone sono spesso preda della paura. Ma di cosa hanno paura? Degli altri?

No, perché contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’individuo non ha paura degli altri. L’individuo ha paura di se stesso.

Perché la gentilezza è sempre più rara?

Perché essa è spesso considerata un punto debole, un indice di dubbi e insicurezze personali che fa crescere nell’uomo timori e paure.

Fin dai primi istanti di vita, la mente comincia a sviluppare meccanismi di difesa per proteggersi dalle proprie paure. Tali meccanismi, anche se protettivi, alterano però la rappresentazione dell’altro e la qualità delle relazioni.

La paura di non essere importante

Tutti hanno bisogno di sentirsi importanti e di constatare che la natura dei contatti e delle relazioni corrisponda a ciò che ci si aspetta. Il bambino cerca la compagnia dei suoi amici di scuola, l’adulto dei suoi colleghi.

Nel momento in cui cerca comprendere il proprio livello importanza, l’individuo teme di non essere abbastanza importante per gli altri. È per questo che il bambino crede che i compagni non vogliano giocare con lui e il dipendente pensa che il suo manager non gli presti attenzione. Tutti questi dubbi possono arrivare ad intaccare i rapporti.

La paura di non essere capace

Tutti hanno bisogno di sentirsi competenti. Questo porta le persone a farsi carico delle situazioni che le riguardano e a portarle a termine con impegno. Un esempio sono i compiti di scuola per i bambini, oppure i progetti professionali per gli adulti.

Quando però l’individuo ricerca questa sensazione di competenza e ne valuta il livello personale, mette automaticamente in dubbio le proprie capacità. Ciò può accadere a un bambino che non riesce a trovare la risposta giusta in classe o a un adulto che non sa cosa dire durante un meeting con il direttore, sentendosi di conseguenza umiliato. Per difendersi da queste sgradevoli sensazioni, si può perfino arrivare a comportarsi in modo aggressivo.

La paura di non essere amato

Tutti hanno bisogno di sentirsi amati e questo porta gli individui ad essere affettuosi e cordiali verso gli altri. Sia da bambini che da adulti si è affetti da questa esigenza.

Anche in questo caso, in parallelo con la necessità di sentirsi apprezzati e ben voluti, sorgono i dubbi sul fatto di non essere degni di ricevere amore. Ciò si verifica nei bambini a cui non viene mostrato affetto dai genitori ma anche negli adulti che percepiscono attorno a sé falsità e opportunismo.

E soprattutto, la paura di non saper affrontare le situazioni

Alla base di questi timori esiste una paura primaria, che è quella di non saper affrontare le situazioni. In particolare, l’individuo ha timore di non sapere come comportarsi se ignorato, umiliato o respinto dagli altri. Tutte le insicurezze rafforzano le convinzioni di non essere importante o apprezzato.
Gentilezza

… Quindi è difficile essere gentili

A questi tre bisogni, che sono quindi l’importanza, la competenza e il sentirsi amati, corrispondono tre paure profonde, vissute da ogni essere umano in modo più o meno forte sin dall’infanzia:

  • Paura di non essere importante, di essere insignificante o di non valere la pena, sentita dall’individuo come “Io non mi reputo importante“;
  • Paura di essere incompetente, incapace, vissuta come “Io sono incompetente“;
  • Paura di non essere amabile o degno di amore, vissuta come “Anch’io non mi piaccio”.

Per un adulto però è difficile vivere con sentimenti di insicurezza. È per questo che la psiche ha creato dei meccanismi di difesa, il cui scopo principale è quello di proteggere l’individuo dalle paure verso se stesso.

Così, invece di pensare “non mi piaccio”, le difese trasformano il dubbio in “tu non mi piaci” o “tu non mi ami.” Inconsciamente, il senso è: “Non voglio essere gentile con te perché tu non lo sei con me.”

La soluzione? Incominciare con l’essere gentili innanzitutto verso se stessi.

 


 

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