“Quello che voglio” o la strategia dell’obiettivo

Di | 28 luglio 2022

Conosci la cornice della colpa e quella degli obiettivi? In questo articolo vedremo quali sono le domande da porci per posizionarci nell’una o l’altra cornice. Con l’esperto Alain Duluc, Manager Cegos Francia, impareremo a visualizzare “quello che vogliamo” sin dall’inizio e così strutturare una strategia di successo.

mollare la presa

Cerca una condizione che favorisca la formulazione dei tuoi obiettivi personali utilizzando la PNL. Immagina la seguente situazione e quali sarebbero i tuoi pensieri, le tue emozioni o le tue reazioni spontanee: “Il mio capo mi aveva promesso un progetto di punta per l’azienda e adesso mi dice che non è più possibile a causa di eventi indipendenti dalla sua volontà.”

Quali sarebbero i tuoi primi pensieri?

“Non dovrebbe accadere.”
“Sempre a me!”
“È colpa di…”
“Perché siamo arrivati a questo?”

Oppure

“Che cosa voglio?”
“Quali potrebbero essere le soluzioni accettabili?”
“Cosa mi insegna questo evento?”
“Come posso farlo in futuro?”

La PNL [1] chiama “cornice della colpa” tutte le emozioni, i pensieri, le convinzioni, vicine alle prime cinque reazioni.
La “cornice dell’obiettivo” tende alle quattro successive. Come puoi notare la cornice della colpa è orientata al passato mentre quella dell’obiettivo al futuro.

Andiamo ora ad esaminare i meccanismi che determinano la “cornice della colpa” e la “cornice dell’obiettivo”.

La “cornice della colpa”

Ecco quattro domande tipiche che portano alla “cornice della colpa”:

  • Cosa c’è che non va?
  • Perché ho questo problema?
  • Quanto è grave?
  • Di chi è la colpa?

Queste domande ci “spingono” ulteriormente in uno stato di difficoltà e costituiscono ulteriori ostacoli.
Prendiamole in considerazione una per una.

Cosa c’è che non va?
Facendo questo tipo di domanda si provoca una pioggia di critiche e recriminazioni in sé stessi o nell’altra persona. “Cosa c’è che non va” è un universo immenso, addirittura infinito. Chiunque rischierebbe di impantanarsi sempre di più nei problemi, come nelle sabbie mobili.

Perché ho questo problema?
Cercando di trovare le cause, questa domanda induce al senso di colpa facendoci tornare nel passato, a volte lontano: “Perché l’hai fatto, non ti vergogni?”
La domanda “perché” può far riaffiorare alcuni ricordi spiacevoli, anche se chi la pone ha l’intenzione benevola di cercarne le cause.

Quanto è grave?
Questo quesito porta a due atteggiamenti: la fuga dal problema “non è così grave” o la drammatizzazione “è molto grave e insormontabile”. Entrambe le risposte portano all’incapacità di reagire in modo rapido e appropriato.

Di chi è la colpa?
Gli accusatori rispondono “È colpa degli altri o del sistema, gli altri non sono come dovrebbero essere…”. Le eterne vittime: “È colpa mia, avrei dovuto fare diversamente, sono sempre io…”.

Programmare il successo: la “cornice dell’obiettivo”

Le quattro domande chiave che seguono aiutano a entrare nel processo di definizione degli obiettivi.

  • Qual è il mio obiettivo?
  • Come faccio a sapere se ho raggiunto l’obiettivo?
  • Come posso raggiungere l’obiettivo e di quali risorse ho bisogno?
  • Quali saranno le possibili conseguenze, positive e negative, del raggiungimento del mio obiettivo?

Analizziamo queste quattro domande.

Qual è il mio obiettivo?
Questa prima domanda orienta il pensiero verso il futuro. Trasformare il problema in un obiettivo significa pensare al futuro e trovare soluzioni. È meglio rispondere a questa domanda in termini positivi. Ad esempio: – “Voglio mantenere la calma” invece di “Non mi arrabbio più”; – “Voglio costruire la fiducia con lui” invece di “Non voglio più diffidare di lui”; – “Voglio risparmiare tempo” invece di “Non voglio più perdere tempo”.
Evita di usare la forma negativa a favore di quella positiva affinché il cervello non pensi immediatamente alla negazione. Se ti chiedessi, infatti, di non pensare al luogo della tua ultima vacanza, a cosa penseresti immediatamente?

Come faccio a sapere se ho raggiunto l’obiettivo?
Attenzione alle risposte vaghe e generiche. Frasi come: “Voglio risparmiare tempo”, “Comunicare meglio con gli altri”, “Fare sport” sono imprecise e incomplete, come i buoni propositi che non si mantengono.
Un obiettivo è preciso quando la sua formulazione prevede la possibilità di misurarlo e validarlo.
“Voglio liberare due ore alla settimana per leggere o istruirmi” è preferibile rispetto a “Voglio risparmiare tempo”.
In queste condizioni, la misurazione del raggiungimento dell’obiettivo è concreta e verificabile. Ma soprattutto, questa formulazione ci programma mentalmente per avere successo.
Questa seconda domanda permette, quindi, di definire con precisione il contesto specifico in cui si vuole raggiungere o si è raggiunto un obiettivo. Senza un contesto chiaro, è difficile cambiare o evolvere, perché gli obiettivi vagamente definiti si confondono con le buone intenzioni.

Come posso raggiungere l’obiettivo e di quali risorse ho bisogno?
Quando l’obiettivo è definito con precisione, questa terza domanda ci permette di cercare i mezzi. Siamo lontani dalla lista degli ostacoli e delle inibizioni del tipo: “Non è possibile, è troppo costoso, non l’abbiamo mai fatto prima, non rientra nelle nostre abitudini…”
Le risorse di cui parliamo sono le tue qualità, le esperienze di successo, l’apprendimento precedente… e sono anche esterne: i tuoi alleati, i professionisti, la tua rete…

Quali saranno le possibili conseguenze, positive e negative, del raggiungimento del mio obiettivo?
Prima ancora di iniziare il processo di realizzazione dell’obiettivo, è importante considerare le possibili conseguenze del suo raggiungimento. Il raggiungimento dell’obiettivo eliminerà i benefici attuali? Avrà conseguenze negative oltre agli effetti positivi?

Quando cambiamo un elemento della nostra vita, questo si ripercuote su altri elementi. Fare sport, coltivare interessi o comunicare meglio modificano l’equilibrio consolidato del nostro comportamento e delle relazioni con gli altri. Le forze di richiamo tendono a riportarci alla situazione precedente e a noi conosciuta. È meglio immaginarle in anticipo che scoprirle di sorpresa.
Se i benefici supereranno nettamente gli effetti indesiderati, proverai una leggera turbolenza. Quando gli effetti indesiderati supereranno i benefici, dovrai affrontare alcune sfide serie.

Quindi, anticipa i probabili effetti. Ad esempio:

  • “Voglio più responsabilità. Sono pronto ad affrontare i sentimenti di gelosia delle persone con cui sono andato d’accordo fino ad ora?”
  • “Voglio risparmiare tempo perché mi sento sopraffatto. Cosa farò con il tempo risparmiato?”
  • “Voglio alzarmi prima per dedicare tempo all’attività fisica e alla meditazione. Sono disposto a dormire meno o ad andare a letto prima? Che impatto avrà sulla mia famiglia e sui miei amici?”

L’applicazione della strategia degli obiettivi ti consente di perseguire i tuoi scopi con la possibilità di raggiungere i risultati desiderati. Si tratta di un metodo con diverse domande orientate all’obiettivo. Soprattutto, è un modo di agire realistico – che prende atto di ciò che sta accadendo – e coraggioso, che sviluppa soluzioni per migliorarsi.

Esercizio

Per concludere, ti propongo un esercizio.

Quali delle seguenti affermazioni sono funzionali alla formulazione di una strategia di successo e a posizionarti nella cornice dell’obiettivo?

  • Voglio mantenere la calma a fine giornata quando i miei colleghi entrano in ufficio senza preavviso.
  • Non voglio più arrabbiarmi.
  • Ho bisogno di vederla per una questione urgente; può concedermi qualche minuto?
  • Vorrei che il nostro rapporto fosse migliore.
  • Vi consegnerò la relazione alla fine di giugno.
  • Abbiamo bisogno che le nostre squadre siano più motivate l’anno prossimo.
  • Voglio prendermi un quarto d’ora per riflettere, da solo, due volte al giorno nei giorni in cui lavoro.

Puoi approfondire gli argomenti trattati con il libro: La PNL per tutti: Come migliorare la vita quotidiana di Alain Duluc, Jean-Louis Muller e Frédéric Vendeuvre, ESF.


[1] La Programmazione Neuro-Linguistica è un approccio sviluppato negli anni ’70 negli Stati Uniti da Richard Bandler, informatico e psicologo, e John Grinder, linguista e psicologo.

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